Roma, 27 settembre 2018. “La Corte Costituzionale dà ragione a Confsal. Nella memoria consegnata alla Commissione Lavoro avevamo espresso i nostri rilievi al Decreto Dignità e in particolare nel merito dell’art. 3, comma 1 – Indennità di licenziamento ingiustificato, avevamo scritto: “La norma in esame non affronta, se non in minima parte, la più ampia tematica dei licenziamenti ingiustificati. Al riguardo, riteniamo che la determinazione dell’indennità, in caso di licenziamento ingiustificato, debba essere rimessa al prudente apprezzamento del Giudice e non fissata in rigidi parametri predeterminati”. E’ quanto ha dichiarato Angelo Raffaele Margiotta, Segretario Generale della Confsal, a commento della recente sentenza della Corte Costituzionale che boccia la parte del Jobs act relativa al calcolo delle indennità che spettano ai lavoratori licenziati in maniera illegittima, stabilendo che la previsione di un’indennità crescente in ragione della sola anzianità di servizio è contraria ai principi di ragionevolezza e uguaglianza.

“A quel che emerge la Consulta la pensa allo stesso modo nostro. Inoltre, nell’ottica della tutela dei lavoratori che si trovano a dover subire un licenziamento, nell’ ipotesi di licenziamento preceduto da preavviso, la Confsal propone l’introduzione di un nuovo istituto giuridico denominato preavviso attivo. Scopo di tale nuova procedura è la ricollocazione del lavoratore in uscita in altri contesti lavorativi, coinvolgendo e rendendo il datore di lavoro parte attiva di tale processo”, ha proseguito Margiotta.

“A tal fine, la proposta è quella di accompagnare il lavoratore nella ricerca di una nuova occupazione, riqualificandolo, anche valorizzando gli strumenti della bilateralità che, come noto, favorisce l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Ciò avrebbe evidenti ripercussioni in termini deflattivi del contenzioso e di risparmi di spesa nelle politiche passive per il lavoro. Bene farebbe l’attuale Ministro a consultare Confsal prima di ufficializzare provvedimenti sul lavoro”, ha concluso Margiotta.