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Dare ai cittadini la possibilità di scegliere il vaccino e dare priorità ai lavoratori pubblici e privati che operano a contatto col pubblico

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“La CONFSAL chiede che ogni cittadino deve poter scegliere, in accordo col proprio medico curante, il tipo di vaccino più adatto alle proprie condizioni di salute! Occorre anche che il Piano vaccinale deve tenere conto, in via prioritaria, dopo le persone anziane e quelle fragili, dei lavoratori pubblici e privati che operano a contatto col pubblico e che non possono lavorare in modalità smart working! La mancata immunizzazione di questi lavoratori costituisce un serio pericolo per se stessi e per la collettività e rappresenta un’evidente falla nel piano vaccinale a cui chiediamo di porre sollecitamente rimedio”.

È questo quanto dichiara il Segretario Generale, Angelo Raffaele Margiotta, a seguito dell’incontro coi ministri Orlando e Speranza svoltosi con le parti sociali per affrontare le questioni del piano vaccinale e del funzionamento dei protocolli di sicurezza nei luoghi di lavoro.

In questa sede la Confsal, rappresentata dal Capo Dipartimento Confederale di Salute e Sicurezza, nonché profondo conoscitore della problematica Covid-19, Dottore Michele De Nuntiis, ha formulato le seguenti proposte:

  • la libera scelta, non appena vi saranno sufficienti disponibilità, del tipo di vaccino per ciascun cittadino, in accordo col proprio medico curante che è l’unico a conoscere le condizioni di salute di chi deve essere vaccinato. In tal modo si consentirebbe, dopo i recenti accadimenti avversi che hanno creato dubbi e insicurezza, per il cittadino la pratica del consenso informato, si rafforzerebbe il rapporto di fiducia tra medico e paziente e tra cittadino e sistema sanitario nazionale, nella direzione di un’effettiva accelerazione del piano vaccinale. Questa richiesta è stata tra l’altro formulata da Confsal e dallo Snals anche al Ministro Bianchi lo scorso 16 Marzo, con riferimento a tutto il personale scolastico;
  • l’adeguamento del Piano vaccinale e l’istituzione di un Tavolo tecnico con le parti sociali per stabilire un ordine cronologico di vaccinazione non basato su fasce d’età, ma sulla tipologia di lavoro effettivamente svolta. In tal senso bisogna prevedere una priorità di vaccinazione per  le categorie lavorative che maggiormente sono a contatto col pubblico, come:  il personale del trasporto pubblico; gli operatori dei patronati e dei caf; i dipendenti bancari; i lavoratori di poste e telecomunicazioni; gli ispettori del lavoro; i lavoratori della vigilanza privata; i dipendenti dei grandi magazzini, dei supermercati e degli altri esercizi commerciali; i dipendenti dei distributori di benzina, quelli del comparto Ecologia e ambiente; i lavoratori dei mercati generali; i dipendenti delle agenzie di assicurazione, degli studi professionali e dei laboratori di analisi e così via. Senza dimenticare anche una sacca di ‘esodati vaccinali’ nella scuola, circa 4200 tra docenti e personale ATA, che sono nati nel 1953/54 e 1955 e che non sono compresi nei piani regionali vaccinali, come ad esempio nel Lazio, e che quindi lavorano senza alcuna protezione;

affiancare ai farmacisti/somministratori dei vaccini la presenza di un medico, in modo da garantire sicurezza in caso di eventuale reazione avversa dopo la somministrazione delle dosi.

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