Roma, 27 giu. (Adnkronos/Labitalia) - "L'impatto delle nuove economie 
sta trasformando in modo drammatico il mondo del lavoro, le politiche 
di sviluppo, i modelli di crescita e i sistemi di welfare, per questo 
bisogna reclutare nuove energie e promuovere nuove competenze". Questo
il messaggio lanciato oggi da Angelo Raffaele Margiotta, segretario 
generale Confsal, e per Mario Bozzo, presidente dell'Ufficio studi 
Confsal, in occasione del convegno organizzato da sindacato sul tema 
'Nuove economie e lavoro: sfide e opportunità'.

"La nostra confederazione -ha dichiaro Margiotta- sta proponendo due 
nuovi strumenti: l'indennità di professionalizzazione per i lavoratori
e la Fabbrica delle competenze per meglio qualificare l'offerta 
occupazionale in base alle esigenze delle aziende".

Anche per Tiziano Treu, presidente del Cnel, "in questa situazione 
d'incertezza, la formazione è fondamentale e le competenze sono le 
migliori vitamine per la resistenza e la sopravvivenza del lavoro". 
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(Adnkronos/Labitalia) - Secondo l'analisi del sottosegretario al 
Lavoro, Claudio Cominardi, "un mercato sempre più florido non genera 
più ricchezza per il Paese e gli occupati. È una situazione di cui la 
politica deve prendere atto prevedendo e programmando soluzioni. Tra 
queste ha citato il decreto dignità, uno dei primi e più importanti 
interventi del governo. E l'investimento di circa 2 mld l'anno per i 
centri per l'impiego".

Per Giuseppe De Rita, presidente Censis "il quadro italiano è a tinte 
fosche: non ci sono grandi collaborazioni collettive, gli imprenditori
sono piccoli e isolati, ciascuno nel proprio campo, con la propria 
cultura e il proprio modo di essere. La proliferazione dei soggetti e 
la solitudine soggettiva hanno di fatto distrutto la regolazione data 
dai corpi intermedi. E' questo il destino del nostro Paese? Come si 
affronta una dimensione sociale sempre più molecolare? Ci sono ancora 
spazi per la rappresentanza? Certamente occorre puntare sulla 
rappresentanza in filiera e sulle piattaforme di servizi spostate 
verso la dimensione industriale".

Anche per Domenico De Masi è evidente che oggi si produce sempre di 
più e si lavora sempre di meno: "tra 12 anni saremo 3 miliardi in più.
Saremo capaci di creare posti di lavoro in più? E' una domanda che, 
secondo me, non può avere una risposta positiva. Se aggiungiamo la 
considerazione che la vita media tenderà ad allungarsi, faremo meno 
figli e la tecnologia consentirà di sostituire sempre in maggior 
misura l'uomo, occorre fare una riflessione sulle trasformazioni che 
attendono il mondo del lavoro. L'ipotesi del futuro è produrre di più 
con meno lavoro umano, il che vuol dire avere più tempo per sé per una
qualità di vita migliore". Per Giorgio Rembado, vicepresidente Cida, 
sindacato dei dirigenti pubblici e privati, "si deve fare rete, uniti 
contro i contratti pirata e l'infinita frammentazione dei sindacati".

(Lab/Adnkronos)

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