Illustrissimo Presidente, onorevoli rappresentanti della Commissione di Vigilanza Rai,
vista la situazione economica e di governo in cui versa la Rai, le presenti organizzazioni sindacali (Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, Ugl Telecomunicazioni, Snater, Confsal-Libersind) si trovano nuovamente costrette a dover chiedere un Vostro intervento.
In data 22 dicembre 2011, ad un anno dal precedente sciopero generale, le nostre organizzazioni sindacali hanno proclamato un nuovo sciopero generale che ha visto un'altissima partecipazione dei lavoratori, con il fermo della totalità dei programmi in diretta e la messa in onda in forma ridotta di tutti i TG a livello nazionale e regionale, questo per protestare contro le scelte deliberate dal Consiglio di Amministrazione della Rai il 29 novembre e 15 dicembre 2011, dette Piano di Risanamento.
Da alcuni mesi, in relazione alla nomina del nuovo Direttore generale Dott.ssa Lorenza Lei, si è tentato di ricostruire un rapporto relazionale tra Azienda e Parti sociali dopo il duro scontro, innescato dalle scelte presenti nel Piano Industriale 2010/2012 del precedente Direttore Dott. Mauro Masi. Già alla fine del 2010 in una precedente Audizione Vi abbiamo consegnato un articolato documento sulle criticità delle scelte del vertice aziendale.
Quindi dopo lo sciopero contro il Piano Masi, ci siamo trovati costretti, per l’assenza di condivisione nel percorso, ad attuare un nuovo sciopero contro il Piano Lei il 22 dicembre del 2011, ipotizzando, inoltre, in un coordinamento nazionale di tutte le rappresentanze sindacali d'Italia, di mettere in campo ulteriori iniziative per fermare tali scellerate determinazioni, tra le quali avviare tra i lavoratori un referendum contro i vertici aziendali, per sfiduciare la loro opera, per noi assolutamente pericolosa per la tenuta industriale dell’ Azienda concessionaria del Servizio Pubblico Radiotelevisivo.
A nostro avviso il Piano di Risanamento della Dott.ssa Lorenza Lei, deliberato in una reale fase di crisi economica che ha prodotto una riduzione di entrate commerciali e pubblicitarie, acuite da una serie di scelte industriali errate degli ultimi 3 anni, è in assoluta continuità con il Piano Industriale 2010/2012 del Dott. Masi che credevamo superato, stando alle dichiarazioni della stessa Dott.ssa Lei, nel momento del suo insediamento. Il C.d.A. continua a deliberare riduzioni del perimetro aziendale attraverso:
- la cessione di asset strategici (la vendita dei tralicci di Rai Way, la società che gestisce la trasmissione dei segnali televisivi per la conversione al digitale dei quali la Rai ha già speso 320 milioni di euro e ne spenderà 500 quando l’intera rete italiana sarà convertita);
- il forte ridimensionamento di settori fondamentali come le squadre delle Riprese Esterne (che garantiscono affidabilità, professionalità, rispetto della sicurezza sul lavoro) con il conseguente inevitabile aumento del ricorso agli appalti;
- la rinuncia al mercato estero, attraverso la chiusura di Rai Med (prodotta a Palermo e porta sui Paesi del Mediterraneo), di Rai Corporation (storica presenza del Servizio Pubblico in Usa, proprio all’avvicinarsi delle elezioni presidenziale americane, scelta che ha già prodotto 39 lettere di pre-licenziamento ad altrettanti Colleghi), delle produzioni di Rai Internazionale dedicate agli italiani all’estero (non è un caso che contemporaneamente Mediaset potenzi la sua offerta nel mondo attraverso il canale Mediaset Italia International), la riduzione degli Uffici di Corrispondenza ed il loro depotenziamento (con relativi licenziamenti di personale);
- la riduzione di attività per le minoranze linguistiche;
- l’ulteriore rinuncia all’acquisto di diritti calcistici (diritti tv per gli highlights in chiaro della Serie A e B) che comporteranno la chiusura di alcune trasmissioni storiche del sabato sera e della domenica pomeriggio.
E’ evidente che queste operazioni produrranno soltanto il taglio di capacità ideative e produttive, di investimenti infrastrutturali e formativi, riducendo la capacità di rilancio dell’Azienda Rai. La perdita di asset strategici potrebbe sottrarre alla Rai le caratteristiche per poter svolgere pienamente la sua funzione di servizio pubblico.
Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, Ugl Telecomunicazioni, Snater e Confsal-Libersind in più occasioni hanno tentato, con i loro livelli relazionali, di condividere un percorso di adeguamento dei modelli produttivi che consentissero alla Rai di ridurre i costi e migliorare la sua produttività, più volte hanno richiesto la riduzione di consulenze ed appalti, la regolamentazione dell’utilizzo delle tipologie contrattuali in Rai, sempre al fine di ridurre costi e sprechi, desiderosi di realizzare tale patto attraverso la novazione contrattuale (il Contratto è scaduto da 25 mesi), senza però mai trovare, nel corso dell’ultimo anno, una vera disponibilità a concludere tale accordo.
Diciamo questo per evidenziare che le nostre organizzazioni non hanno mai posto rigidità di carattere corporativo o di mantenimento di uno status, hanno sempre mostrato la disponibilità a modernizzare l’azienda senza, però, impoverirla di risorse, professionalità e capacità produttive.
Segno forte di questa disponibilità la sottoscrizione di un accordo a luglio 2011, in cui si è tentato di dare regole trasparenti al mercato del lavoro, in particolare normando l'apprendistato professionalizzante, al fine di agevolare assunzioni in una forma equilibrata dal punto di vista economico, formativo e di prospettive certe dal punto di vista occupazionale. Purtroppo come ormai troppo spesso avviene in Azienda, a distanza di 6 mesi questa tipologia contrattuale in Rai è ancora inutilizzata.
Le decisioni unilaterali del C.d.A. ci costringono a contrastare le iniziative dei vertici aziendali, ad affermare (in seguito alle continue denunce di sperperi e di errori anche nella scelta dei palinsesti, alla caotica e continua lotta “politica” per l’assegnazione dei ruoli di direzione) il drammatico fallimento di un gruppo dirigente. Questo è anche il fallimento di un modello di Governance che non riesce a rispondere alle esigenze di un Servizio Pubblico moderno, che abbia quelle caratteristiche informative, ideative, produttive necessarie per reggere sul mercato, consentendo alle proprie maestranze di realizzare prodotti di qualità con serenità e indipendenza.
Inoltre vogliamo ricordarvi che la questione del lavoro in Rai, cioè con quale forma si assume (garanzie contrattuali) e come si seleziona il personale, non è irrilevante rispetto alla qualità della produzione (sia culturale che commerciale) e alla libertà dell’informazione, non vi è solo l’autonomia del giornalista ma anche quella del regista, del montatore, dell’operatore, della segretaria di redazione, etc.
Questo ci fa dire che una Rai assediata, lottizzata, precaria può rendere il Servizio Pubblico parziale, misero, sostituibile, tutti aggettivi che a noi che facciamo da 60 anni cultura nel Paese non piacciono e che con le nostre iniziative stiamo tentando di contrastare.
Il ricorso continuo a consulenze esterne che impoveriscono le professionalità interne, il ricorso continuo ad appalti sia di produzione che di ideazione, sono una emorragia di risorse economiche e alimentano la vitalità delle clientele.
Questo lo diciamo per sottolineare che l’idea stessa dell’outsourcing, insita nei diversi piani che si sono susseguiti negli ultimi 3 anni, oltre a non produrre alcun risparmio, accresce lo sperpero di denaro pubblico che potrebbe, invece, essere utilizzato per rendere realmente competitiva l’Azienda.
Un’altra questione che poniamo in evidenza è l’Archivio audiovisivo Rai, con riferimento anche alle determinazioni assunte dalla Commissione di Vigilanza Rai nella seduta del 6 febbraio del 2008 in materia di “potenziamento dell’archivio audiovisivo della Rai”, è divenuta prioritaria l’esigenza di intervenire immediatamente per la salvaguardia del patrimonio culturale audiovisivo della Rai, ad oggi permangono le criticità all’epoca rilevate dalla Commissione nella gestione, conservazione e riqualificazione dei supporti audiovisivi (pellicole, nastri e videocassette) custoditi presso la videoteca Rai “Centro Servizio Salario” di Roma, in cui buona parte è stata trasferita in un magazzino esterno, con un ulteriore aggravio di spese e di dubbie garanzie circa le condizioni di sicurezza e di conservazione dei supporti depositati. Dal 2008 la situazione si è ulteriormente aggravata, arrivando anche a compromettere la semplice custodia dei supporti per gravi negligenze operative e gestionali commesse.
Ci sentiamo di dover sottolineare l'importanza delle produzioni e delle trasmissioni dirette verso l'estero. I vertici aziendali, motivandola con la riduzione dei finanziamenti della Presidenza del Consiglio, hanno tagliato la presenza della Rai all'estero, scegliendo, in questo modo, di lasciare una funzione basilare per il Servizio Pubblico nonché un area di business straordinaria, oltretutto, coinvolgendo anche le sedi di Aosta, Trento, Trieste, Bolzano nella riduzione di risorse per le produzioni dirette alle minoranze linguistiche.
Per concludere, queste organizzazioni sindacali, chiedono alla Commissione di Vigilanza, in relazione a tutte le tematiche affrontate, di intervenire in termini di indirizzo nei confronti dei vertici aziendali; di intervenire sulla Presidenza del Consiglio rispetto alla riduzione di finanziamenti per le produzioni per l’estero e per il bilinguismo; di sollecitare i Ministeri Competenti (Tesoro e Sviluppo Economico), per dare parere negativo alla proposta di cessione degli impianti trasmittenti della Rai; di impegnarsi verso Governo e Parlamento affinché alla Rai siano date risorse certe per poter svolgere pienamente la sua funzione, trovare soluzione al problema dell’evasione dal canone, perché il recupero della tassa non può pesare interamente sulle capacità di persuasione dell’emittente televisiva.
Da parte nostra ci rendiamo disponibili, nel più breve tempo possibile, cosa che faremo anche nei confronti del Ministero dell’Economia e Finanze e quello dello Sviluppo economico, di fornirVi un documento propositivo per un reale risanamento e rilancio della Rai, mentre in Azienda continueremo la nostra azione di discussione e contrasto nei confronti di politiche industriali e gestionali che noi consideriamo depressive e sbagliate.