L’ufficio di presidenza del Popolo delle Libertà in questi giorni ha fissato al 2013 l’avvio a regime della riforma fiscale pensata sulla base di tre pilastri:
lo spostamento del baricentro della tassazione dalle persone alle cose, vale a dire la riduzione delle imposte dirette su redditi e pensioni e l’aumento calibrato dell’imposta del valore aggiunto;
l’introduzione del quoziente familiare;
la semplificazione del sistema tributario in raccordo con il federalismo fiscale.
Si tratta di un’operazione delicata sul piano politico e complessa su quello tecnico in rapporto agli impegnativi obiettivi che si prefigge quali:
- l’eliminazione dell’attuale oppressione fiscale sul reddito da lavoro, pensione e impresa e di ogni forma di vessazione nei confronti dei contribuenti che operano nella legalità e nella trasparenza;
- il contrasto effettivo ed efficace al sommerso, all’evasione e all’elusione;
- l’attuazione di un federalismo fiscale virtuoso e funzionale alla crescita economica su tutto il territorio nazionale e al risanamento dei conti pubblici;
- una rimodulazione illuminata ed equa dell’imposta sul valore aggiunto che non generi ulteriore riduzione dei consumi, non gravi su beni e servizi di prima necessità e non provochi spinte inflazionistiche;
- la destinazione della maggiore entrata derivante dall’aumento calibrato dell’Iva per compensare la minore entrata per effetto della riduzione dell’imposizione fiscale sui redditi delle persone;
- l’orientamento della leva fiscale a sostegno dello sviluppo e a favore dell’equità sociale;
Il Partito di maggioranza relativa e il Presidente del Consiglio sembra che siano passati dall’inerzia, ripetutamente denunciata dalla Confsal, ad una proposta che, comunque, dovrà essere definita e deliberata collegialmente dal Governo.
La Confsal, come è noto, ha da tempo presentato al Governo una proposta organica di riforma fiscale articolata sui seguenti punti prioritari e irrinunciabili:
- una dura lotta all’evasione e all’elusione fiscale;
- una riduzione concreta, graduale e finanziariamente compatibile della tassazione sui redditi da lavoro, da pensione e da impresa “regolare e virtuosa”;
- un aumento calibrato delle aliquote Iva con tassativa esclusione dei beni e servizi di prima necessità e di largo consumo e una equa rimodulazione delle aliquote agevolate Iva.
La Confsal ha individuato serie criticità, soprattutto in sede applicativa, nella proposta “governativa” del quoziente familiare e, pertanto, ha proposto di puntare in alternativa su un moderno e aggiornato sistema di deducibilità finalizzato al sostegno alle famiglie numerose e meno abbienti.
In merito alla semplificazione del sistema tributario, la proposta Confsal è fondata sui principi della “certezza” dell’imponibile e della “semplicità” applicativa della tassazione.
Allorquando il Governo farà propria una proposta organica e definita di riforma fiscale e la sottoporrà alla valutazione delle parti sociali, la Confsal si confronterà con il consueto responsabile impegno.
La Confsal, recentemente, ha valutato positivamente la chiara e decisa presa di posizione di Confindustria nell’Assemblea pubblica del 26 maggio 2011, in relazione al nesso fra crescita e riforma fiscale. La Presidente Marcegaglia, nella sua relazione, ha indicato al Governo la priorità assoluta della crescita economica e occupazionale e l’urgenza della riforma fiscale, quale strumento di sviluppo e di equità sociale.
Ora, al Governo non resta che prendere atto che non è più tempo di apprezzate proposte del Ministro dell’Economia e delle Finanze, portate in sede di convegni e seminari, o di promesse mediatiche di autorevoli esponenti del Governo. E’ invece tempo di dare le dovute risposte a lavoratori, pensionati, famiglie e imprese, nonché a sindacati e Confindustria e al Paese tutto e di dare seguito, con serietà e coerenza, alla proposta dello stesso Presidente del Consiglio.
La riforma fiscale, per la Confsal, costituisce la madre delle riforme per lo sviluppo economico e occupazionale e per l’equità e la coesione sociale.
Pertanto un Esecutivo che non realizzi, con equilibrio e lungimiranza e in tempi utili e funzionali alla crescita, la riforma fiscale perde la ragione prima di governare un Paese, come l’Italia, in stato di duratura stagnazione e contrassegnato da indicatori preoccupanti su crescita e occupazione.