Martedì 14 giugno, ore 9-13, sit-in davanti alla sede Dap, l.go L. Daga - Roma
Roma, 13 giugno. La situazione nelle carceri italiane è insostenibile, ma l’amministrazione preposta, il Dap (il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria), non fa nulla per trovare una soluzione. I mali antichi e stratificati - più volte denunciati e ormai a tutti conosciuti – restano lì a incancrenire.
Lo denunciano in un sit-in davanti alla sede del dipartimento gli agenti del sindacato autonomo SAPPE, aderente alla CONFSAL, che con i suoi 12.000 iscritti ha il 31% dei rappresentanza risultando il sindacato maggioritario nel settore. La Confsal, la confederazione di riferimento, condivide e sostiene la protesta.
Per il sindacato il Dap non affronta con le dovute competenza e incisività presso il mondo politico la situazione penitenziaria. Ecco i punti caldi della protesta:
- le strutture carcerarie idonee per 43.000 detenuti oggi ne ospitano 68.000;
- nell’organico attuale mancano almeno 6.000 agenti. Quelli in servizio fanno straordinari non pagati o pagati con enorme ritardo. Lo stesso vale per le missioni;
- la formazione e l’aggiornamento professionale sono carenti;
- manca una direzione generale della polizia penitenziaria, con la conseguenza di frammentarne l’azione e di azzerarne, o quasi, l’efficacia;
- parecchie carceri sono senza direttore nonostante le centinaia di agenti penitenziari in servizio.
“La gravità per i detenuti e per il personale è così chiara da costringerci a pensare che ci sia un disegno per lasciare tutto il settore nell’incertezza, nel disagio finanziario e organizzativo. In ogni caso, questa dirigenza del Dap se ne deve andare a casa e non deve essere concessa alcuna proroga ai dirigenti generali ultrasessantacinquenni. Invece, facciamo ancora una volta appello al ministro della Giustizia, Angelino Alfano, che da tempo ha preso degli impegni con noi. E’ bene che li mantenga, perché, di sicuro, noi non pazienteremo più”. Lo ha dichiarato Donato Capece, segretario generale del Sappe.