La Confsal: obiettivi condivisibili, strumenti e risorse insufficienti
Il Consiglio dei Ministri del 13 aprile 2011 ha approvato il Documento di Economia e Finanza 2011 - DEF 2011, atto di programmazione finanziaria e di bilancio, previsto dalla legge n. 39/2011, presentato dal Governo in linea con le nuove regole adottate dall’Unione Europea in materia di politiche economiche degli Stati membri. Infatti, nel Consiglio europeo, svoltosi a Bruxelles lo scorso marzo, è stato approvato il “Patto per l’Euro - Un coordinamento più stretto delle politiche economiche per la competitività e la convergenza”.
Il patto è destinato a modificare radicalmente la struttura costituzionale europea, i cui effetti, non limitati alla dimensione economica, sono estesi alla dimensione politica. Pertanto, il Documento di Economia e Finanza 2011 è costruito in armonia con la strategia europea del coordinamento fra risanamento finanziario e programma di crescita.
La “nuova” strategia sostituisce finalmente quella “italiana” dei “due tempi”: prima il risanamento, poi lo sviluppo.
Come è noto la Confsal sostiene che per rimuovere l’anomalia della finanza pubblica dell’economia italiana, vale a dire l’elevato debito pubblico, si rende indispensabile una “nuova” strategia che la progressiva devoluzione di potere dagli Stati-nazione all’Unione Europea oggi ha reso obbligatoria e possibile. La Confsal, nel prendere atto della svolta strategica del Governo, individua la nuova sfida italiana: l’obbligatorietà delle riforme strutturali al fine di risolvere le annose questioni dell’economia e dell’organizzazione delle Istituzioni della Repubblica.
La nuova politica economica e finanziaria deve privilegiare l’uso più efficiente delle risorse finanziarie in funzione dello sviluppo. Il Governo, pertanto, deve abbandonare definitivamente la via della riduzione indiscriminata e “lineare” della spesa pubblica, affermando le priorità strategiche della spesa produttiva e tagliando drasticamente la spesa improduttiva e gli sprechi. Il Governo, ancora, deve escludere tassativamente l’aumento della pressione fiscale sul cittadino-contribuente e sull’impresa legale. Conseguentemente, le maggiori entrate devono derivare esclusivamente da una seria e concreta lotta all’evasione e all’elusione fiscale.
Il Governo, infine, deve puntare a invertire la tendenza della progressiva divaricazione nella distribuzione della ricchezza, causa primaria della compressione dei consumi e della domanda interna e quindi della crescita bassa rispetto ai maggiori Stati-membri dell’Unione Europea. La manovra economica si deve realizzare coordinando ragioni e misure del rigore finanziario, con l’introduzione di un moderno metodo della “qualità” del prelievo e della spesa, e corrette ed efficienti riforme economiche ed istituzionali, dando piena attuazione al Titolo V della seconda parte della Costituzione.
La Confsal condivide gli obiettivi del Documento, ma valuta carenti gli strumenti e insufficienti le risorse finanziarie. Infatti, la manovra, così come è configurata, avrebbe un impatto limitato sulla crescita, quantificato allo 0,4% e sarebbe, così, inadeguata a garantire la ripresa dell’occupazione e il progressivo riassorbimento del debito pubblico.
Ed è così che - a parere della Confsal - il Governo non ha altra scelta che dare seguito alla affermata priorità della Riforma fiscale, basata sui principi della progressività, neutralità, solidarietà e semplicità. Il Governo deve soddisfare il “Patto Euro” con politiche di riduzione dell’imposizione fiscale sul lavoro, per rendere conveniente l’impegno lavorativo, e sull’impresa e con l’apertura della nuova prospettiva riguardante l’armonizzazione fiscale.
La Confsal, da tempo, è fortemente impegnata sul fronte del riequilibrio della pressione fiscale che sollevi lavoro legale e impresa regolare, al fine di stimolare i consumi interni e consentire gli investimenti . La Confsal, in concreto, chiede un graduale spostamento della pressione fiscale dai redditi personali e di impresa alle cose e ai beni, l’uniformità con l’Unione Europea della tassazione dei redditi di natura finanziaria, tutelando il risparmio previdenziale e i titoli di Stato, nonché un forte e deciso contrasto all’evasione.
In quest’ottica, propone:
- misure di rafforzamento del codice del contribuente;
- la semplificazione delle procedure e la riduzione degli adempimenti;
- interventi finalizzati a prevenire il possibile aumento della pressione fiscale e della burocrazia “da federalismo”;
- misure forti di contrasto all’evasione (incrocio dei dati patrimoniali e reddituali);
- l’eliminazione delle partite IVA inerti e la riduzione delle compensazioni;
- misure di contrasto di interessi (rafforzamento della tracciabilità dei pagamenti, previsione di incentivi all’uso della moneta elettronica, estensione della deducibilità fiscale);
- provvedimenti di contrasto all’uso anomalo delle strutture societarie finalizzate all’occultamento delle situazioni patrimoniali o reddituali.
È di questi giorni il “Decreto-legge sullo sviluppo”, un provvedimento a “costo zero”, nella cui previsione mancano le indispensabili liberalizzazioni.
Il Decreto interessa, tra l’altro, semplificazioni fiscali e amministrative, un sostegno alle imprese e l’assunzione a tempo indeterminato dei precari nella scuola. La Confsal ha espresso una valutazione complessiva positiva sui contenuti del Provvedimento, ma non può esimersi dal mettere in evidenza che il decreto è solo un primo “lieve” provvedimento in attuazione del Documento Economia e Finanza 2011 e che, pertanto, non può sostenere adeguatamente la crescita economica ed occupazionale, né consentire il graduale riassorbimento del debito pubblico. In definitiva, per la Confsal, il Governo deve presentare, in tempi brevi, al Paese “la madre delle riforme economico-finanziarie”, ovvero una proposta organica di riforma fiscale, alla cui approvazione e attuazione è legato il destino dell’economia e della finanza pubblica italiana e della stessa legislatura.