Per la Confederazione autonoma è alta la probabilità che la riforma non centri i suoi obiettivi primari, come la facilitazione del processo occupazionale, la riduzione dei contratti a tempo, l’emersione del lavoro sommerso e il potenziamento della sicurezza sociale, con il rischio reale che una sua prevedibile “artificiosa” applicazione provochi la dilatazione del precariato e del lavoro illegale, nonché una minore efficacia degli ammortizzatori sociali. In particolare, la modifica apportata all’art. 18 dello Statuto dei lavoratori risulta confusa e con buona probabilità poco incisiva.
Per la Confsal, infine, la riforma è figlia del fallimento del Tavolo di Palazzo Chigi fra Governo e Parti sociali e del successivo compromesso politico di non alto profilo.
Il Segretario generale, Marco Paolo Nigi, ha dichiarato: “la riforma è confusa, non incisiva e forse inutile. Peraltro, è stata approvata con una pesante riserva politica e con il conseguente impegno di modificarla sostanzialmente in tempi brevi. Questo basta per qualificare la riforma e il lavoro unilaterale del Ministro che l’ha pensata”.